“Li Furbi co l’Abbiti”

“Li Furbi co l’Abbiti” o meglio ancora “Lu polentò co li furbi e l’Abbiti” è un piatto tradizionale della cucina di Civitanova Marche, che unisce prodotti del mare e della terra.

Tra i piatti che meglio raccontano l’anima marinara e contadina delle Marche, Li Furbi co l’Abbiti occupano un posto speciale. Questa antica ricetta, nata sulle tavole di Civitanova Marche e tramandata di generazione in generazione, è un perfetto esempio dell’incontro tra mare e terra: i “furbi”, ovvero i polipetti pescati lungo la costa adriatica, e gli “abbiti”, termine dialettale che indica le bietole, umili ma preziose protagoniste dell’orto.

La sua origine affonda in un tempo in cui la cucina era fatta di semplicità e ingegno: i pescatori rientravano con le cassette di pesce, spesso non solo con le varietà pregiate, ma anche con piccoli polpi poco commerciabili; i contadini, dal canto loro, portavano in dono verdure fresche dei campi. Da questo scambio nascevano piatti genuini e conviviali, capaci di trasformare ingredienti poveri in autentiche delizie.

Furbi co labbiti

Preparare Li Furbi co l’Abbiti significa rispettare i ritmi lenti della tradizione. I polipetti vengono insaporiti in un soffritto profumato, bagnati con vino bianco e avvolti da un sugo di pomodoro leggermente piccante, a cui si aggiungono le bietole già lessate. Il risultato è un connubio armonioso: la sapidità intensa del mare che si fonde con la delicatezza erbacea delle verdure, in un equilibrio che conquista il palato.

Questo piatto non è solo una ricetta, ma un’esperienza culturale: racconta la storia di un territorio che ha sempre vissuto della doppia vocazione marina e agricola, e invita chi lo assaggia a compiere un viaggio sensoriale nella memoria collettiva della comunità. Non a caso, Li Furbi co l’Abbiti vengono spesso celebrati durante feste popolari e manifestazioni gastronomiche locali, dove la convivialità si accompagna a bicchieri di vino bianco marchigiano e a una fetta di polenta fumante.

Assaporarli a Civitanova Marche, magari in una trattoria o durante una sagra, significa entrare in contatto diretto con la vera essenza delle Marche: una cucina che non spreca nulla, che unisce ciò che il mare e la terra offrono, e che sa trasformare la semplicità in eccellenza.

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