Camminare a Civitanova Alta è come sfogliare un libro antico, e in questo libro le pagine più preziose sono scritte da Annibal Caro (1507–1566).
Poeta, traduttore, autore di una celebre versione in versi dell’Eneide, Caro è una figura centrale dell’Umanesimo italiano.
La sua Civitanova lo ha cresciuto, ispirato, ricordato. Questo itinerario ti porterà alla scoperta del borgo dove nacque e si formò, passando per i luoghi che lo celebrano, come il teatro che porta il suo nome, la biblioteca civica, le piazze che ne custodiscono l'eco e il belvedere dal quale, come scriveva, “si abbraccia il mare, le colline e l’anima stessa della parola”.
IL NOSTRO CONSIGLIO
Percorri questo itinerario in primavera o al tramonto, quando la luce dorata accarezza i mattoni e il silenzio delle vie sembra custodire le rime antiche.
Porta con te una copia dell’Eneide di Virgilio nella traduzione di Caro: leggerne alcuni versi nei luoghi dell’infanzia dell’autore è un’esperienza unica.

 

Didascalia immagine

Informazioni itinerario

Durata: 2 ore
Mezzi di trasporto: A piedi
Periodo migliore: Primavera, inizio autunno

Tappe dell'itinerario

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La casa natale: l’origine della parola

La casa natale: l’origine della parola

Giorno 1

All’interno dell’antica casa della famiglia di Annibal Caro, nel cuore di Civitanova Alta, si trova la Pinacoteca Civica “Marco Moretti”: un museo che ha saputo evolversi con i tempi senza perdere la propria anima coniugando arte, memoria e divulgazione. La Pinacoteca Civica “Marco Moretti” rappresenta il cuore culturale della Città Alta di Civitanova Marche, la Pinacoteca Civica, fondata nel 1972 grazie alla generosa donazione del maestro Luciano Moretti, è intitolata al figlio Marco, prematuramente scomparso. Inizialmente la raccolta comprendeva opere di artisti locali, oggi espone dipinti, disegni e grafiche di grandi maestri del Novecento come Ciarrocchi, Morandi, De Pisis, Gentilini, Tamburi, Cantatore, Maccari, Cantatore, Crali, Tulli, Castellani, Bartolini insieme a numerosi incisori italiani legati alla scuola di Urbino. Inizialmente collocata in alcune sale della delegazione comunale, nel 1998 ha trovato la sua sede ideale nella casa natale del letterato rinascimentale Annibal Caro, luogo fortemente simbolico e carico di suggestione, come ricorda l’iscrizione latina nel cortile: «Questa è la casa di Annibal Caro, dove felicemente abitarono Pallade e le Muse e le Grazie», tradotta da Salvatore Quasimodo.

 

Una collezione unica nel suo genere
Il patrimonio della Pinacoteca ruota attorno a una preziosa raccolta d’arte grafica e pittorica del Novecento, con un focus particolare sull’incisione. Vi si trovano opere di grandi maestri come Morandi, De Chirico, De Pisis,Carrà, Severini, Guttuso, Crali, Tulli, ma anche artisti legati alla scuola grafica di Urbino: Bartolini, Castellani, Paulucci, Bruscaglia, Gulino, Diamantini, Manfredi, solo per citarne alcuni. Un’attenzione particolare è rivolta all’opera di Arnoldo Ciarrocchi, raffinato poeta del paesaggio marchigiano, considerato dalla critica il più grande incisore italiano del Novecento. A lui è dedicata una sezione permanente ospitata nell’ex chiesa del Santissimo Crocifisso, oggi parte integrante del museo. La “Quadreria”, collocata al primo piano, ospita importanti dipinti antichi a soggetto sacro, come la cinquecentesca Madonna del Soccorso di Baldo De’ Serofini e opere di Filippo Ricci, mentre nelle sale al piano terra trovano spazio anche sculture di Peschi, Trubbiani, Leonardi, Fazzini e oli di Tulli, Tamburi, Cantatore, Clerici, Carbonati, Maccari e altri artisti attivi tra gli anni ’40 e ’70.

 

Dettagli da non perdere
- Le acqueforti originali di Giorgio Morandi e Arnaldo Ciarrocchi. 

- Il suggestivo allestimento nella dimora di Annibal Caro, affacciata sui colli e sul mare. 

- Le vivaci litografie futuriste del maestro Wladimiro Tulli.

 

Lo sapevi che…
La raccolta Moretti è frutto non di un mecenate ricco, ma di un maestro elementare con grandi passioni culturali. Luciano Moretti, in contatto epistolare con Zavattini, Mulas, Sinisgalli, Quasimodo, rese Civitanova, tra gli anni ’50 e ’70, un sorprendente crocevia di intellettuali, editori, incisori e pittori. Una storia di provincia che si fa cultura nazionale.

 

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Teatro Annibal Caro: la voce pubblica

Teatro Annibal Caro: la voce pubblica

Giorno 1

Dedicato all’illustre cittadino, questo piccolo teatro all’italiana è un gioiello di architettura. Al suo interno, il legno scricchiola come un vecchio libro. Ospita oggi spettacoli, letture, rassegne culturali. È qui che il pensiero di Caro ritorna a essere parola viva, pronunciata, ascoltata. Se aperto, visita il palco e immagina di declamare un passo della sua Eneide.

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Nel cuore del centro storico di Civitanova Alta, tra vicoli, scalinate e bastioni, sorge uno dei luoghi culturali più affascinanti della città: il Teatro Storico Annibal Caro. Questo piccolo gioiello architettonico, dalla suggestiva sala a ferro di cavallo, rappresenta uno dei luoghi simbolo dell’identità civitanovese, profondamente legato alla figura dell’illustre poeta e umanista Annibal Caro, cui è dedicato. Il teatro fu progettato dall’ingegner Guglielmo Prosperi di Macerata e costruito tra il 1869 e il 1872 sull’area dell’antico teatro ligneo, demolito nel 1859 su decisione del Consiglio Comunale. Il progetto definitivo fu elaborato da Francesco e Tommaso Basili di Porto San Giorgio. Per sottolineare il legame con la storia cittadina, venne inserito a ornamento dell’ingresso il prezioso portale rinascimentale del 1480, appartenuto al Palazzo Santucci, in pietra bianca scolpita. L'inaugurazione ufficiale avvenne il 20 luglio 1872 con le opere Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi e Norma di Vincenzo Bellini. Per l’occasione debuttarono anche i celebri ballerini Enrico e Pia Cecchetti, figli del coreografo civitanovese Cesare Cecchetti, interpreti dei balletti Lo spirito folletto e Giralda. L’interno della sala presenta due ordini di palchi e un loggione a galleria, con una capienza totale di circa 250 posti. Il soffitto è decorato con motivi classicheggianti e un raffinato affresco in stile pompeiano, in cui spicca un rosone centrale contornato da putti e fregi floreali. Il sipario storico, dipinto da Giovanni Nunzi di Fermo, raffigura l’Apoteosi di Annibal Caro, ritratto insieme a Dante e Virgilio. Dopo anni di chiusura, nel 1997 il teatro è stato riaperto al pubblico in seguito a un attento restauro che ne ha preservato il carattere originario, rendendolo nuovamente disponibile per eventi di danza, prosa, concerti e iniziative culturali.

 

Dettagli da non perdere
La raffinata architettura interna, la scenografica pianta a ferro di cavallo, il soffitto affrescato a grottesche e il sipario storico con la figura di Annibal Caro accanto a Dante e Virgilio rendono la visita un’esperienza ricca di fascino. Da non perdere anche il portale quattrocentesco del Palazzo Santucci, sapientemente recuperato, che impreziosisce l’ingresso del teatro.

 

Lo sapevi che...
Proprio in questo teatro, nel giorno dell’inaugurazione nel 1872, debuttò il giovanissimo ballerino e coreografo Enrico Cecchetti, destinato a diventare uno dei più importanti maestri di danza del Novecento, noto in tutto il mondo per il celebre metodo “Cecchetti” tuttora adottato dalle principali accademie di balletto.

 

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Piazza della Libertà: il cuore di un borgo colto

Piazza della Libertà: il cuore di un borgo colto

Giorno 1

È il cuore di Civitanova Alta: qui si affacciano la Torre Civica, il Palazzo Comunale e il Teatro Annibal Caro. Luogo di ritrovo e riflessione, era il crocevia delle voci, dei commerci, dei dibattiti pubblici fin dai tempi di Caro. Una sosta in questa piazza è come ascoltare il respiro della città.

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Nel cuore del borgo storico di Civitanova Alta si apre Piazza della Libertà, il fulcro della vita cittadina di un tempo e tutt’oggi luogo simbolico per residenti e visitatori. Un piccolo gioiello rimasto pressoché intatto nel suo impianto urbanistico medievale, che conserva ancora intatto il fascino dei suoi vicoli in salita, degli scorci sui tetti rossi e dell’aria sospesa nel tempo. Varcando Porta Marina, sormontata da un suggestivo cipresso nato proprio tra le pietre merlate della cinta muraria, ci si trova immersi in un ambiente raccolto e scenografico, dove l’architettura storica dialoga con la natura. I palazzi nobiliari, le chiese, i musei e le piazzette convivono in un’armonia fatta di pietra, silenzio e memorie. Da qui si possono visitare alcuni dei principali tesori artistici e culturali della città alta. La Chiesa di San Paolo, costruita tra il 1740 e il 1753, ospita opere d’arte di grande pregio, un organo Callido del 1792 e le reliquie del patrono San Marone. Il Palazzo della Delegazione Comunale, un tempo palazzo priorale, conserva sulla facciata porticata una targa marmorea in onore di Annibal Caro, illustre letterato civitanovese. Il Teatro Annibal Caro, con il suo soffitto decorato a grottesche, è un esempio raffinato di teatro ottocentesco, recentemente restaurato. E poi lo Spazio Multimediale San Francesco, oggi sede di eventi culturali, mostre e concerti, che un tempo fu chiesa romanico-gotica. Tra gli angoli più amati della piazza, il Caffè del Teatro Cerolini accoglie con il suo fascino d’altri tempi. L’atmosfera d’inizio Novecento, le pareti adornate da quadri, la cura nei dettagli e l’alta qualità dell’offerta lo rendono un punto di riferimento per colazioni, aperitivi e incontri.

 

Dettagli da non perdere

L’atmosfera sospesa e senza tempo che si respira camminando tra i vicoli del borgo, il panorama mozzafiato che si apre verso le colline e il mare, e la possibilità di vivere arte, cultura e storia semplicemente passeggiando. La piazza stessa, con i suoi spazi raccolti e il teatro che ne custodisce la memoria, rappresenta un cuore pulsante che continua a battere con grazia e intensità. 

 

Lo sapevi che...

In prossimità di questa piazza si affacciava la casa della famiglia di Annibal Caro, uno dei massimi letterati del Rinascimento italiano. Ancora oggi una targa ne ricorda l’illustre cittadino, e il suo spirito sembra aleggiare tra i palazzi storici, come a testimoniare che l’arte, qui, ha sempre avuto dimora.

 

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Il Belvedere del Pincio: lo sguardo che abbraccia

Il Belvedere del Pincio: lo sguardo che abbraccia

Giorno 1

Il viaggio si conclude dove la parola si fa orizzonte. Da questo belvedere, lo sguardo spazia dal mare ai Monti Sibillini. Forse era proprio qui che Caro osservava il mondo e meditava i suoi versi. Un luogo ideale per la contemplazione, la lettura o semplicemente il silenzio.

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Appena fuori dalle mura storiche di Civitanova Marche Alta, il Pincio è un piccolo ma suggestivo belvedere che si affaccia verso l’entroterra, offrendo una visuale limpida sulla campagna marchigiana, con il suo alternarsi di colline morbide, strade di campagna e filari di alberi.

Il contrasto tra la solidità delle mura medievali, alle spalle, e l’orizzonte aperto davanti agli occhi, rende questo luogo ideale per riflettere, scattare foto o semplicemente godersi la luce del tramonto. La sua posizione lo rende anche un ottimo punto di partenza o di arrivo per passeggiate attorno al centro storico.

 

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Mappa dell'itinerario