Civitanova Marche, l’antica Cluana, in epoca romana è adagiata lungo la costa adriatica, in prossimità della foce del fiume Chienti (Cluentum), mentre su un colle, a sei chilometri dal mare, sorge Cluentensis Vicus, l’attuale Civitanova Alta. Né Cluana né il Vicus sopravvivono alle invasioni barbariche e alla guerra greco-gotica, ma è noto che nel IX secolo in prossimità del mare sorge una chiesa dedicata a S. Marone, il martire che sarebbe divenuto il protettore di Civitanova. Verso la fine dell’XI secolo si costituisce il Comune di Civitanova, che fa parte della Marca di Fermo soggetta alla S. Sede. Un altro piccolo centro abitato, che vive intorno all’antica chiesa di S. Marone, verso la fine del Duecento viene distrutto dalla rivale città di Fermo. Fra il Trecento ed il Cinquecento Civitanova subisce le dominazioni dei Malatesta, di Francesco Sforza, di Cesare Borgia e, per lungo tempo, dei Da Varano di Camerino. La storia religiosa fa registrare nel primo Quattrocento le apparizioni della Vergine ad un bambino nei pressi del Chienti e la conseguente costruzione del piccolo santuario di S. Maria Apparente. Nel 1507 Civitanova dà i natali al grande letterato e traduttore dell’Eneide Annibal Caro. Nel 1551 la cittadina, ormai del tutto inserita all’interno dello Stato della Chiesa, è data in feudo dal papa Giulio III al gonfaloniere di Roma Giuliano Cesarini. Ben presto Civitanova ottiene il titolo di ducato e un grande Palazzo Ducale sorge sulla piazza di Civitanova Alta. I Cesarini, che a partire dal Seicento divengono Sforza-Cesarini, mantengono il possesso del loro feudo fino al 1817. Civitanova cresce soprattutto nel Settecento, secolo in cui si riedifica la Collegiata di S. Paolo e si ampliano le chiese medievali di S. Francesco e S. Agostino, arricchite altresì di opere d’arte. Nel periodo risorgimentale Civitanova dà il suo contributo alla causa nazionale attraverso figure di patrioti come il marchese Giacomo Ricci e Pierfrancesco Frisciotti. Dopo l’Unità d’Italia il piccolo abitato di pescatori di Porto Civitanova si espande tra l’attuale Corso Umberto I e la spiaggia, lungo le vie rettilinee fiancheggiate da basse case a schiera che oggi formano il caratteristico Borgo marinaro, detto anche “Shanghai”. I nuovi collegamenti ferroviari con il Nord consentono lo sviluppo industriale del Porto. Già nel 1889 vi sorge una grande fabbrica di bottiglie, che viene diretta da Ambrogio Faccio, padre della nota scrittrice Sibilla Aleramo. Quest’ultima ambienta gran parte del suo romanzo autobiografico, Una donna, proprio nella Porto Civitanova di fine Ottocento. Successivamente lo spirito di iniziativa dell’industriale civitanovese Adriano Cecchetti dà vita alle Officine Meccaniche Cecchetti, le quali producono e riparano carri ferroviari, ma fabbricano anche materiale bellico durante le due guerre mondiali. Porto Civitanova si distacca dalla Città Alta nel 1913, per riunirsi ad essa nel 1938 con il nome di Civitanova Marche. La sede comunale viene ora stabilita al Porto, nel Palazzo Sforza-Cesarini prospiciente Piazza XX Settembre. Nel 1945 vi è una nuova separazione, seguita dalla definitiva riunificazione nel 1952. Oggi a Civitanova Alta ha sede, in Piazza della Libertà, la Delegazione Comunale, mentre il Municipio resta nella Città Bassa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’economia della città dimostra un notevole slancio in diversi settori: in primo luogo quello tradizionale della pesca, grazie alla costruzione del porto-rifugio, poi quello del turismo balneare, cresciuto notevolmente negli anni Cinquanta e Sessanta soprattutto con l’apertura del nuovo Lungomare Sud. In campo industriale bisogna ricordare il settore metalmeccanico, con le Officine Cecchetti che, trasformatesi in SGI nel 1956, continuano la loro attività fino agli anni Novanta, e soprattutto l’industria calzaturiera che conosce un vero boom, assicurando a Civitanova una notevole rinomanza grazie all’annuale Fiera della Calzatura e, negli ultimi decenni, in virtù di diverse griffes affermate a livello internazionale. La vitalità dell’economia, che oggi si indirizza sempre più verso i settori del commercio e dei servizi, la vivacità culturale e la presenza di Scuole di ogni ordine e grado, compresa una sede staccata dell’Università di Macerata, hanno consentito a Civitanova Marche di rafforzare la propria immagine di città moderna e dinamica e di diventare il polo di riferimento per un vasto bacino circostante.