Mostra “L’Assunta di Lorenzo Lotto: iconografia e repliche” – dal 26 giugno – Pinacoteca Civica “M. Moretti”

Arte e mostre

“L’Assunta di Lorenzo Lotto: iconografia e repliche”

  • Pinacoteca Civica Marco Moretti
  • dal 26 giugno al 26 settembre

La tela proviene da un’antica dimora di Civitanova Alta, portata a Roma anni fa, restaurata a Firenze negli anni ’80.
E’ una opera di medie dimensioni che rappresenta l’Assunzione di Maria Vergine, è in piccolo la replica dell’Assunta dipinta da Lorenzo Lotto nel 1550 per la chiesa di San Francesco alle Scale di Ancona.
L’esposizione di questo dipinto di ottima fattura, spinge a riflettere su Lorenzo Lotto e riconsiderare l’influenza esercitata dal Maestro sulla pittura marchigiana e sulle repliche ispirate alle sue tele.
Il quadro è inedito, databile al XVII secolo, di autore fino ad oggi ignoto e ci ricorda com’era la pala di San Francesco alla Scale prima delle diverse manomissioni subite nel tempo.
L’Assunta sarà oggetto di studio storico, iconografico e attributivo, sarà anche oggetto di indagini tecniche e diagnostiche, non invasive, che vedranno collaborare con la Pinacoteca civica l’Università di Camerino per il Corso di laurea in Tecnologia e Conservazione dei Beni Culturali.

La mostra è patrocinata dal Comune di Civitanova Marche, Assessorato alla Cultura, e realizzata in collaborazione con l’UNITRE

Per informazioni e prenotazioni: 
info@pinacotecamoretti.it
Direzione della Pinacoteca 0733-891019.

 


Lorenzo Lotto solo, devoto “et molto inquieto dela mente”

Dal testamento manoscritto steso nel 1546 ricaviamo che Lorenzo Lotto nasce a Venezia intorno al 1480.

Della sua vita abbiamo poche notizie, se sappiano qualche cosa della maturità, pochissimo conosciamo della sua gioventù.

Il padre Tommaso forse era bergamasco, forse era mercante, di certo era benestante e sicuramente il giovane Lorenzo ricevette una buona formazione.

Per Bernard Berenson, che lo scoprì con un’importante monografia pubblicata nel 1895, poi rinnovata e ristampata nel 1955, si forma nella bottega del pittore muranese Alvise Vivarini.

Quella di Lorenzo Lotto è un’esistenza tormentata e raminga che viene documentata dalle opere, dagli scritti e dal “Libro di spese diverse”, un diario e registro, dove il pittore racconta gli ultimi vent’anni della sua vita.  “Ser Laurentius Lotus pictor” forse è a Recanati nel 1495, certamente è a Treviso dal 1498 al 1505, dove firma la Madonna con Bambino e i Santi Giovannino e Pietro Martire e dipinge, tra altre tele, il ritratto del suo protettore, il vescovo intellettuale Bernardo de’ Rossi.

Nello stesso periodo si accorda per la Pala di Santa Cristina destinata alla chiesa di Santa Cristina al Tiverone, firma e data la Pala di Asolo per il Duomo della città, realizza allegorie e ritratti dove l’attenzione psicologica è straordinaria.

La prima presenza certa del Lotto nelle Marche è del 1506 quando a Recanati stipula con i frati domenicani il contratto per il Polittico di San Domenico, uno dei maggiori capolavori giovanili, dipinto che sigla due anni dopo.

Sappiamo che è di nuovo a Treviso nel 1508 dove firma la Madonna col Bambino, un Santo Vescovo e Sant’Onofrio, prima di essere chiamato a Roma per lavorare in Vaticano agli appartamenti di Giulio II.

Nella città eterna, dominata da Raffaello Sanzio, Lorenzo Lotto non riceve nè l’accoglienza sperata, nè il successo desiderato.

Con un buco temporale di tre anni, nel 1512 lo troviamo nuovamente nelle Marche, a Jesi segna e data la Deposizione di Cristo,commissionata dalla  Compagnia del Buon Gesù per la chiesa di San Floriano, a Recanati ratifica l’accordo per la Trasfigurazione di Cristo e il S. Giacomo Pellegrino per la Confraternita dei Nobili e il San Vincenzo Ferrer.

La Sacra Famiglia del 1512 ci induce a credere che in quell’anno, o nell’anno successivo, lasciate le Marche, si trasferisce a Bergamo e conclude il contratto per la pala della chiesa dei Santissimi Stefano e Domenico, oggi San Bartolomeo, nota come Pala Martinengo dal nome di Alessandro Martinengo Colleoni, che finanziò il dipinto finito nel 1516. Dell’anno prima sono il Ritratto di Agostino e Nicolò Della Torre e il San Gerolamo penitente.

Sempre a Bergamo, nel 1517, dipinge Susanna e i vecchioni, dopo un anno esegue il ritratto di Lucina Brembati e la Madonna col Bambino e San Giovannino.

“Laurentium Lotum pictorem famisisimum” viene ricordato in diversi documenti che attestano la sua presenza ancora a Bergamo nel 1521 quando firma la Madonna e Santi e realizza la Madonna in trono e Santi per la chiesa di San Bernardino.

Dello stesso periodo sono la Madonna in trono e Santi per la chiesa di Santo Spirito e la tela del Congedo di Cristo dalla Madre con la Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e Santa Caterina d’Alessandria.

E’ la volta, nel 1522, del maestoso Polittico di Ponteranica, di poco successiva è la Trinità per la chiesa di Sant’Alessandro della Croce, l’anno dopo una Natività, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina.

Il capolavoro ad affresco del Lotto è il ciclo dell’oratorio di Trescore Balneario, con storie di Cristo e di sante, commissionato dal nobile bergamasco Giovan Battista Suardi nel 1524, nel contempo disegna le tarsie del coro della basilica di Santa Maria Maggiore.

Sempre a Bergamo esegue memorabili ritratti, quelli dei committenti inclusi nelle tele di soggetto sacro, quelli singoli di Giovanni Agostino della Torre con il figlio Nicolò, di Lucina Brembate, di Messer Marsilio Cassotti e la sposa Faustina, il ritratto dei Coniugi del 1524.

Del resto Bernard Berenson lo ha definito un “pittore psicologo” per l’acutezza con cui riporta sulla tela i più profondi sentimenti dei personaggi ritratti, per l’attenzione ai dettagli e per i tanti significati nascosti, come nel caso del Triplice ritratto orefice del 1530, o del Ritratto di un giovane gentiluomo del 1530.

Il periodo bergamasco è, per il tormentato ed eccentrico Lorenzo Lotto, il più sereno e prolifico.

Il pittore accetta, nel 1523, l’incarico dei confratelli di Santa Lucia di Jesi, per eseguire una tavola dedicata alla loro patrona, lavoro da completare entro due anni, che dipinge a Venezia e consegnerà dieci anni più tardi.

Mentre continua il lavoro per le tarsie di Santa Maria Maggiore, firma e data 1525 gli affreschi della chiesa di San Michele del Pozzo Bianco,  conclude gli affreschi della Cappella di San Giorgio a Cedraro e riprende il suo peregrinare sempre in cerca di commissioni e di riconoscimenti.

Tra la fine del 1525 e i primi del 1526, sentendosi pronto per commissioni più importanti, dopo anni di assenza, torna a Venezia con la speranza di avere, dopo essersi guadagnato gli apprezzamenti bergamaschi, considerazione e credito nella sua città, ma ancora una volta fatica a farsi strada in un ambiente dove la committenza era tutta a favore di Tiziano Vecellio.

Dipinge la Madonna col Bambino e i Santi Giuseppe e Girolamo, il Ritratto di domenicano, il Ritratto di Andrea Odoni, il Ritratto del vescovo Tommaso Neri, l’Assuzione della Vergine per la chiesa di Santa Maria Assunta di Celana, commissionata nel 1527 da Balsarino Marchetti de Angelini, un ricco bergamasco mercante di panni-lana, dipinge anche quadri destinati alla devozione, ritratti per ricchi collezionisti e per uomini d’affari.

In questo periodo ottiene un solo incarico pubblico dalla Scuola dei Mercanti che gli affida, per la chiesa di Santa Maria dei Carmini, la pala con San Nicola in gloria, un lavoro originale e ambizioso, ma che viene disprezzato.

Firma e data 1529 la Sacra conversazione con Santa Caterina.

Lorenzo Lotto, pittore errabondo dalla fede travagliata, che con disagio vive la sua epoca, lascia Venezia amaramente deluso e in ristrettezze economiche.

Dopo un breve soggiorno a Treviso e dopo aver redatto il primo testamento scritto il 25 marzo 1531, al quale aggiunge un codicillo il 15 gennaio del 1533, verosimilmente nel 1532, dopo aver realizzato il San Cristoforo, quasi certamente dipinto per la chiesa di Castelplano di Ancona, fa ritorno nelle Marche.

E’ possibile che abbia fatto nelle Marche brevi viaggi fra il 1527 e il 1529 e che abbia avuto, in questa occasione, diverse commissioni tra le quali l’impressionante Crocifissione di Monte San Giusto, la cui realizzazione si deve assegnare tra il 1529 e il 1534, dopo che recenti restauri hanno dimostrato che le ultime due cifre della data,1531, non sono originali. Sappiamo che il pittore esegue tra 1512 e il 1539, per le chiese di San Francesco al Monte e San Floriano di Jesi, la Deposizione, due tavolette raffiguranti l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata, la Visitazione, la Madonna delle Rose, opera pregna di simboli, di misticismo e di emozioni, realizza una Sacra conversazione con Santa Caterina firmata e datata 1529, la Madonna con Bambino, San Giuseppe, Anna e Gerolamo.

Lorenzo Lotto rimane nelle Marche fino al 1539, sigla e data nel 1532 la pala di Santa Lucia di Jesi, dipinge intorno al 1535 la pala con i Santi Cristoforo, Rocco e Sebastiano, probabilmente per il Santuario di Loreto, nel 1538 la Pala dell’Alabarda, commissionata dall’anconetano Simone di Giovannino Pizoni, nello stesso anno, ad Ancona, Lotto inizia a scrivere il “Libro di spese diverse”, un quaderno manoscritto, denso di appunti, di pensieri e di informazioni relative alle sue opere, un documento preziosissimo per ricostruire la sua attività e la sua biografia.

Nel 1539, dopo aver dipinto la Madonna del Rosario di Cingoli, torna a Venezia, ospite del nipote avvocato Mario Armano, rimane da lui fino al 1542 e lo ricambia con regali, denaro e dipinti tra cui il Ritratto di Martin Lutero.

Il travagliato Lorenzo Lotto cerca stabilità e prestigio, ma l’ambiente veneziano gli è ostile, non riesce guadagnare abbastanza per una vita decorosa, lo aiutano gli amici con i quali si sdebita regalando i suoi dipinti e alcuni oggetti di valore.

Brevemente torna a Treviso.

Nel 1541 realizza a Venezia la pala per la chiesa di San Giacomo a Sedrina nel bergamasco, voluta dai mercanti di vino riuniti nella Confraternita di Santa Maria, l’Elemosina di Sant’Antonino per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia, nel 1543 dipinge il Ritratto di gentiluomo con guanti, probabilmente si tratta del notaio veneto Liberale da Pinidello. Alla fine del 1545 è di nuovo a Venezia, a casa di Giovanni della Volta della Corona e realizza il Ritratto di Fra’ Gregorio Belo di Vivenza.

“Solo, senza fidel governo et molto inquieto dela mente” redige un secondo testamento, al quale ne segue un terzo datato 25 marzo 1546. Segnato nell’animo e afflitto da pressanti preoccupazioni economiche si ammala e viene ospitato dall’amico Bartolomeo Carpan e una volta ristabilito firma e data la Madonna in trono con Bambino per la chiesa di San Giacomo dell’Orio di Venezia, una delle poche opere conservate a Venezia, una delle ultime pale dipinte da Lotto.

Prima di partire definitivamente per le Marche invia nel 1548 l’Assunta di Mogliano.

Lorenzo Lotto è ad Ancona nel 1549 per dipingere l’Assunta di San Francesco alle Scale su commissione del nobile Giovanni Francesco Tudini, realizza per la chiesa di San Rocco a Posatora due tele una con San Rocco Sebastiano e Ciriaco e l’altra con i Santi Giovanni Battista e Francesco, fa il ritratto al domenicano Anfelo Ferretti e al nobile anconetano Lodovico Grazioli.

Aveva lasciato a Venezia dei quadri e dei cammei da vendere forse pensando di tornare, ma poi nell’agosto del 1550 è costretto per racimolare qualche soldo, nella Loggia dei Mercanti di Ancona, a mette all’asta quarantasei quadri, dei quali gran parte rimangono invenduti.

Dipinge il Ritratto di balestriere, eseguito per mastro Battista di Rocca Contrada, il falegname che viene ritratto in cambio di alcuni lavori fatti al il pittore, il ritratto di mastro Ercole calzolaio di Ancona e quello di Vincenzo de’ Nobili nipote di Giulio III.

Lorenzo Lotto povero, emarginato, vinto dagli insuccessi, ormai settantenne, si trasferisce a Loreto nel 1552.

L’8 settembre del 1554, giorno della Natività di Maria, si fa oblato alla Santa Casa, modifica il testamento redatto nel 1546 e dona ogni sua modesta sostanza al santuario dove viene nominato “pittor della santa Casa”.

Negli ultimi anni di vita dipinge la Presentazione al Tempio, il suo maggior capolavoro della maturità, l’Adorazione dei Magi, il Combattimento tra la Fortezza e la Fortuna infelice.

A cavallo tra il 1554 e il 1556 realizza con alcuni suoi quadri un nuovo ciclo adattato e risistemato per il coro della chiesa: San Michele caccia Lucifero, il Sacrificio di Melchisedech, il Battesimo di Cristo, Cristo e l’Adultera, l’Adorazione dei Magi, la Sacra Famiglia con la famiglia del Battista e angeli e la Presentazione al Tempio, tra le sue più struggenti e potenti opere.

Tra il settembre del 1556 e il luglio del 1557 Lorenzo Lotto, il perenne fuggiasco, il pittore virtuoso, libero, geniale, anticonvenzionale, sempre alla ricerca di committenti che potessero capire e apprezzare il suo stile, costretto a cercare lavoro nei centri periferici dove poteva esprimersi liberamente e senza sottostare alle regole dettate da Tiziano Vecellio, da Raffaello Sanzio e da Michelangelo Buonarroti, muore in quel luogo santo scelto per “quetar” la sua vita, lontano dalla sfortuna, dai patimenti e dalle sconfitte.

Enrica Bruni


Non sono mancate negli ultimi anni le occasioni per riflettere sulla figura e sull’opera di Lorenzo lotto, con particolare riferimento ai suoi ricorrenti soggiorni marchigiani: le mostre allestite presso le Scuderie del Quirinale a Roma ed al Palazzo Buonaccorsi a Macerata hanno offerto nuove prospettive di lettura circa il suo operato, mentre la capillare campagna di promozione delle sue opere conservate nelle Marche ha contribuito a valorizzarle in modo adeguato, accendendo i riflettori sulle figure dei committenti e sulle specificità  iconografiche che le caratterizzano.

Né sono mancati i tentativi di ricostruzione del suo tormentato percorso di vita, che si chiuse nella pace del santuario di Loreto, riconoscendo nella sua inquietudine  un legame con la modernità.

Non si è dato invece molto spazio alla ricostruzione dell’influenza esercitata da Lotto sulla pittura marchigiana, aspetto sul quale si era molto dibattuto in occasione delle celebrazioni lottesche del 1981 e della memorabile mostra organizzata ad Ancona in quella circostanza sotto la sapiente regia del maggiore studioso del maestro veneziano, il compianto Pietro Zampetti che per primo, dopo gli studi di Berenson, ha saputo restituire allo sfortunato Lotto un ruolo di primo piano nell’arte del Rinascimento italiano.

Il ritrovamento in una antica magione di Civitanova di una replica di una sua opera ci induce oggi a  riconsiderare le rare copie tratte dalle opere di Lotto conservate nelle Marche, soprattutto per misurare la durata del suo successo che la richiesta di repliche aiuta a meglio comprendere.

Se il suo collaboratore Durante Nobili sembra essere stato il più assiduo riproduttore delle più fortunate invenzioni lottesche, nel corso del Cinquecento e nel Seicento le richieste di repliche delle tele del maestro veneziano sembrano diradarsi: rara può infatti considerarsi la copia su tela del XVII secolo della Pietà tratta dalla pala di san Domenico di Recanati esposta a Palazzo Venieri, nella sede del Liceo Classico “Giacomo Leopardi”.

Nella stessa città, a Palazzo Leopardi, si conserva anche la replica in piccolo formato della Trasfigurazione, da alcuni studiosi ritenuta autografa del maestro veneziano, ma sulla cui autenticità grava qualche sospetto.

La tela inedita che viene presentata presso la Pinacoteca civica Marco Moretti di Civitanova riproduce in formato ridotto la grandiosa Assunzione dipinta da Lorenzo Lotto nel 1550 per la chiesa di San Francesco alle Scale ad Ancona: nel 1549 Antonio Saracini, per conto del gentiluomo anconetano Giovanni Francesco Tudini, presenziava a Venezia alla stipula del contratto con il quale il pittore si impegnava ad eseguire la pala ad Ancona in cambio di un pagamento di 400 scudi.

Il primo luglio, come si legge nel suo diario, Lotto era già nella città dorica e per più di un anno fu impegnato nella realizzazione della imponente composizione che misura cm. 670×403, aiutato dal fido Durante Nobili e dal giovane pittore bergamasco Giuseppe Belli da Poltrega.

 

La tela ha risentito delle traversie legate alle vicissitudini occorse all’antica chiesa gotica di San Francesco, trasformata nella seconda metà del XVIII secolo dall’architetto Marchionni che impose l’ingrandimento della tela lottesca per adattarla ai nuovi altari: dopo l’Unità d’Italia, l’edificio venne trasformato in un ospedale e la pala  venne così trasferita nella Pinacoteca Comunale, sistemata negli ambienti del convento di San Domenico, per poi ritornare nel convento francescano, dove venne danneggiata dalle incursioni aeree del secondo conflitto mondiale: iniziava così una lunga sequenza di interventi di  restauro, conclusasi soltanto pochi anni fa grazie alla perizia  di Carlo Giantomassi.

Il tema dell’Assunta era già stato affrontato pochi anni prima dal Lotto per la cittadina di Mogliano, quando nel 1547 aveva ricevuto l’incarico dal nobile Francesco Boninfanti di realizzare  per 130 scudi la tela consegnata l’anno seguente e messa in opera da Durante Nobili in assenza del pittore che probabilmente si trovava a Venezia.

Nella prima versione di questo tema, Lotto colloca in primo piano quattro santi – il Battista, Antonio da Padova, la Maddalena e Giuseppe – contro una muraglia curvilinea alludente forse al Colosseo, oltre la quale si scorgono altri celebri monumenti della Roma antica: la colonna di Traiano, la Torre delle Milizie e la cupola del Pantheon.

Su un piano di nuvole, sopra le teste dei santi, è raffigurata Maria seduta  che ascende al cielo assistita da vari angeli colti in atteggiamenti assai vivaci.

La suddivisione della scena su due piani, quello terreno e quello celeste, risente dell’influenza della celeberrima Assunta dipinta da Tiziano per la chiesa dei Frari, modello che appare seguito con più attenzione nella versione anconetana del 1550 dove, come nella pala del Vecellio, in basso compaiono gli Apostoli che circondano il sarcofago vuoto di Maria e si meravigliano dell’accaduto, guardando sorpresi in alto.

La tela anconetana del Lotto è servita anche da modello al pittore veneto Gerolamo Dente per la tela di analogo soggetto dipinta nel 1560 per conto della famiglia Gherardini per la chiesa di San Francesco a Sant’Elpidio a Mare, opera nella quale riconosciamo nei gesti degli Apostoli e nell’ascendere della Vergine circondata dagli impertinenti angioletti una diretta conoscenza della Assunta di Ancona che dunque ha rappresentato un riferimento per analoghe composizioni destinate alle chiese dell’ordine francescano.

La riproduzione in piccolo esposta a Civitanova Marche, al di là del reale valore storico-artistico, rappresenta una interessante testimonianza di quale fosse l’aspetto della tela di Lotto intorno agli anni Trenta del XVII secolo, prima che l’originale venisse ridipinto nel 1750 dal pittore anconetano Antonio Jacomini per essere adattato alle nuove dimensioni dell’altare imposte dall’ingrandimento della chiesa effettuato dal Marchionni: in quella circostanza venne ridipinto il manto della Vergine e furono effettuate altri estesi interventi, tanto da giustificare il lamento di Alessandro Maggiori circa lo stato di conservazione del capolavoro lottesco.

 

Anche nell’Ottocento la Assunta di Lotto venne nuovamente restaurata in modo arbitrario, tanto che il Gianuizzi la definiva “maledettamente deturpata” dalle ridipinture.

Pertanto la replica esposta a Civitanova, che si colloca a monte di questi interventi, costituisce una interessante testimonianza che ci descrive l’aspetto del dipinto lottesco prima che ne iniziasse la manomissione.

Stefano Papetti

Informazioni

Nome della tabella
Comune Civitanova Marche
Luogo Civitanova Marche - Pinacoteca civica Marco Moretti
Email per informazioni info@pinacotecamoretti.it
Contatti 0733/891019
Ingresso Gratuito

torna all'inizio del contenuto
torna all'inizio del contenuto
Questa è la sezione del sito istituzionale del Comune di Civitanova Marche - Ufficio Informazioni Turistiche dedicata al turismo. Per le informazioni che riguardano l'Ente, vai alla home
Questo sito è realizzato da TASK secondo i principali canoni dell'accessibilità | Privacy | Note legali